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I prossimi 2 GW di data center di Milano nascono per consumare quasi zero acqua

Pubblicato il 12 ottobre 2026

Milano ospita oggi circa 200 MW di capacità data center. L'amministratore delegato di A2A, Renato Mazzoncini, stima che la città possa aggiungerne circa 2 GW in cinque anni, quasi un balzo di dieci volte, e gli impianti in costruzione per soddisfare quella domanda vengono progettati per prelevare quasi nessuna acqua di rete. Retelit ha avviato i lavori a maggio 2026 per un campus AI da 13,6 MW a Corsico, a sud-ovest di Milano, costruito attorno a un sistema di raffreddamento a circuito chiuso sigillato con recupero del calore per le abitazioni vicine. In Italia il dibattito su intelligenza artificiale e acqua ha superato la fase del numero che spaventa. La domanda aperta, per chi finanzia infrastrutture essenziali, non è più quanta acqua consumi l'AI, ma se la disponibilità idrica condizioni ormai la realizzazione degli impianti e chi paghi l'ingegneria che rimuove il vincolo.

Primo pilastro: il lato costruttivo è già progettato sull'acqua, e i progetti di riferimento sono italiani

Il campus Retelit di Corsico si estende su 18.000 metri quadri in due edifici identici e usa un sistema idrico a circuito chiuso proprio per proteggere la falda locale, abbinato al raffreddamento a liquido per i rack AI ad alta densità. Il suo calore di scarto è destinato a riscaldare circa 1.250 abitazioni vicine, con la prima capacità prevista nel 2027 (specifiche dichiarate dall'azienda). A2A, la maggiore utility della Lombardia, gestisce già quello che descrive come il primo data center italiano raffreddato a liquido collegato a una rete di teleriscaldamento, attivo a Brescia da giugno 2025 e capace di recuperare calore fino a 65 gradi. Mazzoncini ha dichiarato che il modello di Brescia può essere replicato a Milano, dove il calore di scarto dei nuovi impianti potrebbe arrivare a servire oltre 150.000 abitazioni, e molte di più in uno scenario di pieno sviluppo. Sono scelte ingegneristiche scritte dentro l'impianto, non linguaggio di sostenibilità aggiunto dopo, e definiscono oggi come si presenta un data center italiano finanziabile.

Secondo pilastro: la disponibilità d'acqua è diventata un criterio di localizzazione, e l'Italia la gestisce diversamente dagli Stati Uniti

La Lombardia conta già più di 60 data center attivi o in autorizzazione, quindi il carico su rete e permessi è un tema concreto di pianificazione, non un'ipotesi. Negli Stati Uniti le cronache indicano che circa due terzi degli 809 data center AI pianificati sorgeranno in aree in grave siccità, con una domanda idrica di settore stimata in crescita verso 73 miliardi di galloni l'anno entro il 2028. Quel modello localizzativo ha prodotto una reazione politica e una proposta di moratoria federale sugli impianti sopra i 20 MW. Il cluster italiano viene invece spinto verso riuso a circuito chiuso, approvvigionamento non potabile e recupero del calore prima che inizi lo scontro sui permessi, trasformando un rischio idrico in una voce di capex. Il contrasto dice a chi alloca capitale dove cade la spesa ingegneristica, e perché la costruzione italiana è più investibile di quanto il timore dei titoli lasci intendere.

Terzo pilastro: i soldi per rendere questo sviluppo a prova d'acqua arrivano da tariffe, acqua riusata e bilanci privati

Il sistema idrico regolato italiano pianifica ora oltre 29 miliardi di euro di investimenti al 2029 con i metodi ARERA, e il regolatore ha segnalato il 6 ottobre che fisserà le tariffe d'ufficio per gli operatori che hanno mancato la scadenza di aggiornamento del MTI-4. Il riuso è la seconda leva. L'Europa ricicla solo circa il 2 per cento delle sue acque reflue depurate e l'Italia meno del 5 per cento, contro circa il 17 per cento della media UE, quindi l'acqua non potabile per il raffreddamento è una risorsa sottoutilizzata che sta proprio accanto alla domanda. Bruxelles ha iniziato a costruire l'impalcatura finanziaria, con la Commissione europea e la BEI che hanno lanciato a marzo 2026 la Sustainable Water Advisory Facility da 10 milioni di euro, e la BEI che prevede oltre 15 miliardi di euro di finanziamenti all'acqua nel triennio 2025-2027. Il lato privato ha la capienza: il co-responsabile infrastrutture europee di KKR sostiene che il continente debba circa raddoppiare la spesa infrastrutturale verso 700-800 miliardi di dollari l'anno, mentre circa 435 miliardi di euro di dry powder del private equity europeo restano fermi. Il vincolo non è il denaro in aggregato. È la scarsità di progetti bancabili e ben strutturati che trasformino un data center progettato sull'acqua in qualcosa che un bilancio possa sottoscrivere.

Cosa significa per chi alloca capitale

La risposta italiana alla domanda idrica dell'AI è un mercato di ingegneria e capex delimitato dentro l'infrastruttura essenziale, ed è abbastanza frammentato da premiare gli operatori prima della dimensione di bilancio. Il lavoro è specifico e ripetibile: impianti di raffreddamento a circuito chiuso, allacci di fornitura non potabile, collegamenti di recupero calore verso le reti di teleriscaldamento, oltre alla misurazione e ai controlli che rendono il riuso verificabile per un regolatore. Ognuno di questi pezzi vive in una nicchia mid-market di società di ingegneria, utility e servizi idrici che nessun campione singolo domina, ed è la configurazione in cui un buy-and-build disciplinato e il miglioramento operativo creano valore. L'ancora di domanda è insolitamente durevole, perché un data center non si sposta a buon mercato una volta costruito e i suoi obblighi di raffreddamento durano per la vita dell'asset. Un singolo cluster milanese di circa 2 GW implica centinaia di megawatt di impianti di raffreddamento e recupero calore da progettare, finanziare e gestire nel prossimo decennio. È un programma di costruzione e servizi con uno strato idrico ancora in via di assemblaggio, e la sua economia premia chi sa costruirlo e farlo funzionare.

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